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Soccorso alpino - sinergie tra cnsas e rifugisti

Soccorso Alpino: sinergie tra CNSAS e Rifugisti

Dott. Alessandro Calderoli – INSA ViceDelegato VI Zona Orobica CNSAS, CNSAS TE
Sin dal 1932 il CAI ha svolto un ruolo di primissimo piano nella gestione degli interventi di
soccorso in montagna, nel cosiddetto ambiente “impervio ed ostile”. Costituito essenzialmente su
basi di volontariato, tuttavia in un’evoluzione circa settantennale il sodalizio ha via via raggiunto
professionalità e competenze proprie di operatori tecnici “specializzati”, che hanno valso al CNSAS
opportuni riconoscimenti in appositi disposti legislativi.
Già nel Regolamento Generale del CAI (Titolo I, art.1) viene definito l’impegno dell’associazione ad assumere “iniziative tecniche per il soccorso degli alpinisti, nonché per il recupero delle salme”, proposito che troviamo riformulato nelle leggi n°91 (del 26 gennaio 1963) e n°776 (del 24 dicembre 1985) relative all’assetto giuridico del CAI. Altre successive disposizioni giuridiche pongono il CNSAS fra le strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile (legge n°225 del 24 febbraio1992) e con particolare specificità inquadrano poi i ruoli operativi e le molteplici attività (legge n°74 del 21 marzo 2001). Per quanto concerne la Regione Lombardia, il CNSAS viene ufficialmente riconosciuto dalla legge n°44 del 18 luglio 1982 ed identificato come soggetto di riferimento per le azioni di recupero e soccorso in ambiente alpino (L.R. n°10 del 29 giugno 1988, art.36). I rapporti fra le parti e le modalità attuative vengono dettagliati attraverso la stesura di protocolli e convenzioni (delibere n°56549 del 3 agosto 1994; n°45627 del 15 ottobre 1999), che organizzavano la collaborazione operativa con le centrali SSUEM 118, istituite nel 1992. Il rapporto tra CNSAS e Rifugista si instaura, per il CAI, già all’interno del Regolamento Generale Rifugi, il cui art. 10 (lettera i) pone tra gli obblighi del Gestore quello di invitare gli ospiti
a compilare correttamente il libro dei visitatori secondo le prescrizioni del successivo art.19. Se
l’escursionista è semplicemente “invitato” a detta compilazione chi invece compie ascensioni ed
escursioni impegnative ne sarebbe “obbligato” e “tale comunicazione è indispensabile per eventuali
azioni di ricerca o di soccorso”. L’importanza dell’osservanza di tali norme è ovviamente assoluta
ai fini della gestione rapida di un eventuale intervento di soccorso, si pensi in particolare a quelle
performances praticate in solitaria.
Sempre con riferimento al predetto Regolamento osserviamo che secondo l’art. 9 “dovrà essere riservato adeguato spazio per le specifiche attrezzature in dotazione al CNSAS eventualmente affidate in custodia”; ed anche che “i rifugi devono disporre, nelle immediate vicinanze, di una piazzola – convenientemente sistemata ed opportunamente segnalata – idonea all’atterraggio di elicotteri in azione di soccorso”. Più burocratico obbligo in Regione Lombardia nasce dalla L.R. n°45 dell’11 settembre 1989 (art.10 comma 3), che dispone che il Gestore sia in possesso di attestazione del CNSAS certificante (nel Rifugista) la conoscenza della zona, delle vie di accesso al rifugio ed ai rifugi limitrofi, nonché delle nozioni necessarie per un primo intervento do soccorso: tale attestazione deve essere prodotta presso il Comune. La collaborazione del Rifugista con il CNSAS può raggiungere aspetti concreti e fattivi, sui quali è opportuno svolgere alcune considerazioni.

Inoltro della chiamata di soccorso
In alcuni casi può giungere al rifugio, e dal rifugio essere ritrasmessa alla CO 118 o di Delegazione
CNSAS, la richiesta di aiuto. Il Rifugista diventa così protagonista di questa primissima fase di
raccolta delle informazioni e di inquadramento del problema, fase in cui esperienza, lucidità,
razionalità, non coinvolgimento emotivo, disponibilità, possono ben antagonizzare lo stress emotivo e le tensioni inevitabilmente instauratesi. Queste qualità, unitamente alla buona conoscenza della propria zona, delle condizioni meteorologiche in atto localmente, di eventuali pericoli oggettivi presenti, varranno considerevolmente a favorire la rapidità, la precisione, la sicurezza della complessa macchina del soccorso organizzato, e dunque la sua efficacia. Da non sottovalutare il vantaggio di diretti e frequenti rapporti di conoscenza, stima e fiducia fra Rifugisti, Capistazione CNSAS e Volontari del luogo oppure della militanza di molti Rifugisti in seno al Soccorso Alpino. Ripercorriamo anche le tappe informative che costruiscono una corretta richiesta di soccorso, tappe che possono essere agevolate da precisi interrogativi effettuati dalla CO ricevente: - generalità del chiamante, numero telefonico da cui si chiama (restare a disposizione per essere rintracciati anche successivamente); - tipo di evento, orario presunto di esso, località da raggiungere; - numero degli infortunati, età, sommaria descrizione delle loro condizioni fisiche; - presenza di superstiti, di accompagnatori, di eventuali soccorritori già presenti; - condizioni meteorologiche e morfologia del terreno (finalizzate ad agevolare una missione aerea): terreno aperto, boschivo, innevato, pendio/canale/cresta/parete, ostacoli quali cavi sospesi, tralicci, impianti a fune, ecc.
Saper inoltre interpretare e riferire notizie desunte dal libro dei visitatori (itinerario intrapreso, via di
discesa, percorsi ad anello, traversate) sarà strategico in tutti i casi di allerta per eccessivo ritardo o
mancato rientro che portano poi all’attivazione di una ricerca dispersi.
Supporto agli interventi di squadre di terra
Soprattutto nel caso di condizioni climatiche sfavorevoli, di interventi notturni, la presenza del
rifugio nella zona delle operazioni può risultare fondamentale. “Base avanzata” rispetto alla CO, per
la gestione in quota dell’intervento, ricovero per i soccorritori in partenza od in rientro, tramite
agevole per le comunicazioni, deposito per più grosse quantità di materiali, spesso il suo ruolo può
essere insostituibile.
Il senso pratico, la dimestichezza con frequenti difficoltà ambientali, doti comuni a tanti nostri Rifugisti, spesso snelliscono la tempistica del soccorso organizzato, risolvendo improvvisi o
inevitabili imprevisti. Capacità nelle relazioni umane, attitudine all’accogliere ed ospitare, andranno
a particolare favore di parenti, amici dell’infortunato che si trovassero a sostare per il periodo del
soccorso, ma diventare essenziali nel caso di ricovero dello stesso infortunato: impossibilità di
elitrasporto immediato, preparazione al faticoso trasporto via terra, soste forzate, attesa della luce
diurna, accoglienza di più feriti, necessità di protezione termica e/o di migliorare la
medicalizzazione.
Collaborazione nelle procedure di elisoccorso
Non sarà mai abbastanza sottolineata l’importanza di preavvisare delle condizioni meteorologiche
locali (visibilità, vento, precipitazioni). Nell’eventualità che il rifugio disponga di apposita piazzola
per atterraggi, non solo questa dovrebbe rispondere ad alcuni requisiti minimi:
- pianeggiante (pendenza non oltre 12%), a fondo solido non polveroso; - non in avallamento, meglio se sopraelevata; - libera da ostacoli e da cavi sospesi; - angoli di discesa/decollo non maggiori di 20°; - almeno 4 mt. di diametro; ma soprattutto essere poi ben custodita e mantenuta, evitando nei suoi pressi il deposito di ramaglie, detriti, lamiere, cartoni cordami e materiali leggeri. Segnalandola opportunamente (erba rasata se fondo erboso), impedendo che venga utilizzata per attendamenti, picnic, balneazione, in caso di
neve fresca curando la battitura e l’assestamento del manto nivale.
Il Rifugista potrà intervenire anche come parte attiva e competente nelle procedure di assistenza ad
atterraggi e decolli: dimestichezza con le comunicazioni radio, conoscenza ed eventuale utilizzo
delle tecnologie GPS, impiego di fumogeni, sorveglianza stretta o allontanamento degli estranei,
impiego della segnaletica terra-aria, rispetto dei momenti e dei corridoi di avvicinamento
all’elicottero, assistenza ad eventuale manovra di hoovering. Tali competenze risulteranno
senz’altro preziose in particolari condizioni (ridotta visibilità, riverberi, luminosità eccessiva,
appiattimento di ombre e rilievi, innevamento).
Materiali ed apparecchiature
Le squadre CNSAS sono organizzate ed attrezzate al fine di risultare sempre e totalmente autonome
in ordine alla progressione diurna-notturna su qualsiasi terreno ed ovviamente soprattutto per ciò
che concerne le tecniche di medicalizzazione immediata e trasporto-evacuazione dell’infortunato.
Non è dunque usuale per il Rifugista trovarsi a custodire specifici materiali od attrezzature in uso al
Soccorso Alpino. Tuttavia in questa Provincia alcuni rifugi (Baita Cancervo, Rifugi Baroni, Coca,
Albani) sono dotati di apparati radio sulla frequenza 71.500., direttamente collegati con il CO “Rino
Olmo” di Clusone. Questi apparecchi sono adibiti a chiamate di soccorso, localizzati nel ricovero
invernale del rifugio, disponibili ovviamente nel periodo di chiusura del rifugio: cura e controllo
della loro efficienza rientrano tra i compiti svolti dal gestore, che segnala le varie disfunzioni e
necessarie manutenzioni. Analogo atteggiamento è provveduto, quando possibile per il sistema di
colonnine di telesoccorso (8 punti di chiamata) dislocate nella catena orobica, di proprieta della
Amministrazione Provinciale di Bergamo e da questa affidate in gestione alla Delegazione CNSAS.
"I rifugi alpini e la medicina di montagna: connessioni e cooperazione"
Oriana Pecchio
I medici che operano in montagna, possono avere nei rifugi alpini una struttura
riparata in cui poter praticare un primo soccorso, sempre sul campo, ma di tipo più
avanzato rispetto a quello sul luogo dell’incidente o del malore. Inoltre possono
mettere a disposizione dei rifugi le loro competenze in campo nutrizionale e di igiene
degli alimenti e ambientale, per affrontare momenti critici della gestione dei rifugi
stessi (ristorazione, smaltimento dei reflui, smaltimento dei rifiuti solidi,
potabilizzazione dell’acqua) con un approccio multidisciplinare.
Ci sono quindi momenti diversi in cui le conoscenze, l’esperienza e le competenze
dei gestori si intersecano e hanno dei punti di contatto con le conoscenze e le
competenze di tecnici di discipline diverse, tra cui i medici. Le “connessioni”
possibili dovrebbero dar luogo a momenti di cooperazione, volti sia a migliorare la
qualità del servizio offerto dai rifugi, sia a facilitare il lavoro dei gestori. Riporto qui
di seguito tre situazioni esemplificative di tali connessioni.
1. Le linee guida Cisa – Ikar n. 4 – La farmacia di un rifugio di montagna
La commissione centrale medica del CAI da anni partecipa alle commissioni mediche sia dell’UIAA che della Cisa-Ikar, e ha condiviso anche la stesura delle linee guida recentemente pubblicate. Circostanze avverse possono far ritardare l’arrivo di un aiuto professionale dove si trova una persona infortunata o ammalata. In tali casi questi pazienti devono essere assistiti dalle persone presenti sul posto. Il rifugio dovrebbe fornire a medici eventualmente presenti e agli alpinisti il necessario per affrontare situazioni di emergenza. La pubblicazione delle linee guida, pur non essendo vincolante, costituisce comunque un documento scritto di riferimento, prodotto da medici esperti e qualificati. Infine una cassetta dei medicinali dotata del necessario, ordinata e controllata, è un segno di qualità dei rifugi. Secondo le linee guida la cassetta di pronto soccorso deve essere tenuta in un luogo fresco e asciutto e protetta dagli abusi. Inoltre dovrebbe essere divisa in due comparti, uno generico e un secondo ad esclusivo uso medico o previo contatto telefonico con un medico. Ogni comparto deve contenere un elenco preciso dei medicinali con informazioni sulle dosi e altre indicazioni, se possibile scritto in più lingue, riportando la denominazione internazionale del farmaco. Sull’elenco deve essere riportata la seguente dicitura: “Da usarsi sotto la propria responsabilità. Leggere le indicazioni d’uso”. I fogli illustrativi devono essere lasciati nelle scatole originali e i comparti devono essere revisionati regolarmente da un medico o un farmacista.
Scomparto Generico
Dolore, febbre
Benzodiazepine a breve durata d’azione* Varie Bende elastiche, garze sterili, medicazioni adesive, cerotti, cerottini di sutura, disinfettante, forbici, guanti, stecche da immobilizzazione, pinzette Consigliabile: pallone con maschera da ventilazione, bombola di O2 da 2 litri. * attenzione: i narcotici possono indurre EPA in soggetti predisposti Sono rilevabili alcuni problemi relativi alla composizione di questo comparto: alcuni di questi farmaci non sono farmaci di emergenza, come le gocce decongestionanti per il naso o le pomate oftalmiche o le benzodiazepine per indurre il sonno, che per di più devono essere prescritte ad personam, e molti possono causare effetti collaterali, anche di una certa entità (per esempio: sanguinamento gastrico con l’aspirina). La somministrazione di farmaci non in una situazione di emergenza, può far incorrere nel reato di esercizio abusivo della professione medica e può non essere sufficiente la dicitura sull’elenco dei farmaci per uso generico: “Da usarsi sotto la propria responsabilità. Leggere le indicazioni d’uso”, in caso di controversie legali. Al contrario, se esiste lo stato di necessità, caratterizzato da pericolo attuale di grave danno alla persona, non volontariamente causato e non diversamente evitabile, cioè ci si trova in una situazione d'emergenza, vale l'articolo 54, secondo il quale chi agisce in stato di necessità non incorre nel reato di esercizio abusivo della professione medica e chiunque è tenuto a prestare soccorso, nei limiti delle sue conoscenze. Attualmente la risoluzione di questi problemi è aperta. L’operato del 118 valdostano per i rifugi è un esempio, al momento l’unico a mia conoscenza, di possibile soluzione e sarà oggetto di una relazione specifica.
Scomparto per medici
Atropina 0,5 mg
compresse di Ciprofloxacina 500 mg oppure Co-trimossazolo Tramadolo 100 mg 5 fiale (nel rispetto delle normative nazionali) Varie: siringhe 5 e 10 ml, aghi da iniezione, cannule per e.v., set per infusione, laccio
Per i rifugi oltre i 3000 metri
Acetazolamide
Consigliabile camera iperbarica portatile e/o bombola di O2 da 2 litri Anche per questi due comparti possono essere rilevati dei problemi: per esempio sulla quantità dei farmaci. Inoltre nel comparto dell’alta quota sarebbe utile avere anche Desametasone in fiale da 4 mg per la terapia attacco dell’edema cerebrale acuto. I rappresentanti del CAI in seno alle commissioni mediche Cisa Ikar e UIAA possono farsi portavoce di eventuali modifiche a questa lista di base e delle possibili soluzioni dell’applicazione di queste linee guida. 2. Il rifugio nel trattamento di emergenza dei congelamenti
La raccomandazione n.15 della Cisa –Ikar fa riferimento specifico ai rifugi, come luogo riparato, dove poter iniziare il trattamento di riscaldamento di congelamenti. In specifico vengono indicate le procedure da effettuare in attesa del trasporto in strutture adeguate e viene consigliata la somministrazione di aspirina o ibuprofene sia come antidolorifici che come antiaggreganti piastrinici. Anche i casi di ipotermia lieve possono giovarsi di un primo trattamento in rifugio, ma dallo stadio HT II (t 32° - 28°) è necessario il ricovero in ospedale con unità di terapia intensiva. 3. Il contributo medico nella gestione dei rifugi
La commissione centrale medica unitamente alla commissione rifugi e opere alpine e ai colleghi della commissione medica del CNSAS, a partire dal 1999, ha organizzato una serie di corsi di aggiornamento per gestori di rifugio, proponendo lezioni sulla rianimazione cardiopolmonare di base, la gestione della cassetta dei medicinali l’igiene degli alimenti, la potabilizzazione dell’acqua e lo smaltimento dei reflui. Insostituibile animatore di questi corsi è stato Domenico Grazioli, responsabile del servizio di Medicina Preventiva dell’USSL di Feltre. In generale i corsi sono stati seguiti con vivo interesse dai gestori, nell’ottica di migliorare la loro professionalità. Rimane aperto il problema se stabilire l’obbligatorietà per i gestori dell’apprendimento delle tecniche di rianimazione di base (BLS) e di aggiornamenti periodici sulle norme igieniche e sulla legislazione in merito. Conoscenze mediche possono essere utili per un approccio interdisciplinare e quindi più completo alla soluzione di problemi nella gestione ambientale dei rifugi. La collaborazione prestata dalla dietista Rossana Stradiotto e da me personalmente al progetto di applicazione di un sistema di gestione ambientale ai rifugi alpini del professor Riccardo Beltramo del Dipartimento di Scienze Merceologiche dell’Università di Torino, ha indicato l’importanza per gli alpinisti di assumere grandi quantità di acqua, come prevenzione del mal di montagna acuto, facendo scegliere la forma più economica e meno gravosa per la produzione di rifiuti, a seconda della posizione dei rifugi stessi. Un altro contributo è stato lo studio dei menù dei rifugi per valutare se fossero adeguati in termini di apporto energetico e di composizione dei macronutrienti (lipidi, proteine e carboidrati) e quanto i pasti consumati nei rifugi incidessero nella composizione della dieta di alpinisti ed escursionisti, studiati nell’arco dell’intera giornata. In un recente studio, in collaborazione con la dietista Rossana Stradiotto e l’allieva dietista Allasia, i cui risultati sono stati presentati ad un simposio sull’alimentazione in montagna a Courmayeur, pur avendo rilevato nei menù dei rifugi indagati una tendenza all’aumento dei lipidi (sempre, anche se di poco, superiori al 30%), è stata osservata la tendenza da parte degli alpinisti a riequilibrare la composizione della dieta con il cibo consumato nella giornata, al di fuori dei rifugi. Altrettanto importanti sono i contributi nel campo dell’igiene degli alimenti e nello smaltimento dei reflui e della potabilizzazione dell’acqua, argomenti che sono ampiamente trattati in altre sessioni del convegno.

Source: http://testdb.lanponet.it/caipiemonte/attachments/article/397/Pronto%20soccorso%20in%20rifugio.pdf

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